PRECI – NORCIA (PG), DIPINTI SU TELA E PALIOTTI IN CUOIO

Il progetto di restauro dei dipinti su tela e dei paliotti in cuoio danneggiati dal sisma del 2016 e custoditi presso il Deposito del Santo Chiodo a Spoleto

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Le opere

I beni mobili provengono precisamente dai comuni di Preci e Norcia, pregiati manufatti testimoni della ricchezza artistica diffusa su questo territorio e racchiusa in avamposti religiosi di grande importanza.

Di particolare interesse le opere in cuoio, i tre paliotti realizzati con un’antichissima tecnica di punzonatura e dipintura del cuoio, appartenenti all’antica Abbazia di S. Eutizio, in origine una cella monastica come i tanti eremi presenti ovunque in questo territorio, ampliata poi in abbazia, fulcro di potere economico e politico sul territorio circostante. Nell’XI secolo tutta la Valle Castoriana costituiva un feudo di notevoli proporzioni e di notevole pregio e varietà sono le opere mobili appartenenti a questo complesso.

La manifattura dei paliotti si fa risalire agli anni della presenza dell’abate Crescenzi (1586 -1638) che realizzò un programma di trasformazione dell’intero complesso e fece, con lungimiranza, trasportare a Roma e depositare nella biblioteca Vallicelliana i codici della biblioteca monastica, preziosa testimonianza dell’esistenza di una scuola paleografica miniaturista particolarmente attiva fra X e XII secolo.

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La tecnica del cuoio dorato e dipinto è stata impiegata diffusamente in Italia fra il XVI e il XVIII secolo nella decorazione di ambienti di culto per la realizzazione di parati, dipinti, paliotti, paramenti liturgici, ecc.

Tra gli arredi, particolarmente numerosi sono i paliotti d’altare, una decorazione frontale dell’altare anche se la maggior parte degli esemplari superstiti sono oggi decontestualizzati e fanno parte di collezioni museali. Il repertorio decorativo a carattere floreale dei paliotti è particolarmente caro all’ambito ecclesiastico per il suo valore simbolico e per le strette affinità con quello dell’arte tessile e s’ispira, nell’accentuato naturalismo, alle raccolte di incisioni e stampe botaniche che nel Seicento ebbero ampia circolazione in Italia e nel resto d’Europa.

Nel gruppo dei tre dipinti su tela tutti di epoca sei-settecentesca, la Madonna con bambino, S. Nicola e S. Sebastiano, proveniente dalla Chiesa S. Maria della Pietà a Preci, il ritratto di S. Carlo Borromeo proveniente dalla Chiesa di S. Marco a Norcia, di particolare interesse è la Pietà proveniente dalla Chiesa di S. Michele Arcangelo a Cortigno, Norcia.

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I danni e lo stato di conservazione

Gli esemplari di S. Eutizio mostrano evidenti segni di deformazione; sono presenti lesioni della grana che possono essere ricondotte alle tensioni generate dalle cuciture fra le pelli e dai punti di ancoraggio alla struttura di sostegno. Le lacune interrompono una continuità strutturale del supporto, già compromessa dal cattivo stato di conservazione dei bordi. Presenti anche toppe inserite a risarcimento delle lacune durante interventi precedenti, alcune delle quali realizzate impiegando, com’era consuetudine, frammenti di altri arredi.

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Tutta la superficie delle opere si presenta interessata da lacune e abrasioni degli strati pittorici avvenuti durante i crolli a causa dei detriti che hanno colpito le superfici dipinte.

Per quanto riguarda i dipinti, si tratta di opere eseguite con la tecnica a olio su tela, in cattivo stato di conservazione; in particolare è possibile notare, nel dipinto di San Carlo Borromeo, all’osservazione del dipinto a luce radente, deformazioni diffuse e le lacune coincidenti con quelle del supporto, delle lacerazioni e delle deformazioni più pronunciate.

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Le operazioni di pronto intervento

Le prime operazioni di pronto intervento hannoprevisto il consolidamento del supporto per evitare distacchi ulteriori. Ad esempio, per il paliotto floreale, si è effettuata la cucitura di un velo di tulle sul tessuto retrostante il paliotto e si sono posizionate lastre di polietilene espanso come appoggio per le zone di cuoio svincolate dal telaio o che mostravano segni di tensione.

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Per i dipinti, le operazioni di pronto intervento hanno previsto il recupero delle deformazioni con trattamento di umidificazione controllata dal retro del dipinto, per far riacquisire planarità all’opera e riavvicinare i lembi delle lacerazioni.

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Il progetto di restauro

Nell’ambito della programmazione degli interventi di restauro dei beni mobili danneggiati dal sisma del 2016, le attività sono state avviate selezionando le opere custodite temporaneamente presso il deposito di appartenenza in gruppi organici secondo la tipologia di materiale costitutivo.

Per la Regione Umbria il deposito di riferimento è il Deposito Santo Chiodo a Spoleto, progettato già nelle 1997 a seguito del terremoto che danneggiò la Basilica di Assisi, costruito secondo i più stringenti criteri antisismici per ottenere una struttura che fosse in grado di fornire, al momento dell’emergenza, una prima accoglienza alle opere – già a poche ore dai crolli – in un luogo sicuro, ideale e attrezzato per programmare le successive fasi conservative dei beni ricoverati.

L’obiettivo finale del progetto è restituire quindi le opere alla comunità e sostenere la rifunzionalizzazione dei luoghi di appartenenza.

Le operazioni previste dall’intervento generale di restauro consisteranno nelle seguenti fasi di lavoro:

  • Interventi Conoscitivi e di Documentazione
    esami diagnostici, documentazione fotografica
  • Interventi Conservativi
    consolidamento dei supporti, ristabilimento e coesione degli strati preparatori e pittorici, integrazione plastica, pulitura, stuccatura, reintegrazione pittorica, verniciatura
  • Operazioni finali
    documentazione fotografica, relazione descrittiva dell’intervento, inserimento della scheda di restauro relativa al bene nel sistema sit Carta del rischio

Ulteriori aggiornamenti sul progetto saranno pubblicati su questa pagina.

Ultimo aggiornamento

25 Gennaio 2021, 12:26