L'ICONOSTASI DELLA CHIESA DI SAN SALVATORE IN CAMPI, NORCIA PG

La Chiesa

L’antica Chiesa di San Salvatore sorge sull’area dell’antico centro di Campi, in una zona pianeggiante, su un piazzale ai margini della viabilità antica e moderna, addossata al cimitero del paese.

Citata nel 1115 fra i possedimenti della vicina abbazia benedettina di S.Eutizio come “Plebs S. Marie de Campli, o S. Maria in planitie“, la Chiesa di San Salvatore di Campi di Norcia è una delle testimonianza più importanti del territorio della Valnerina, un’antica pieve, molto probabilmente di stile preromanico o bizantino, simile all’Oratorio di S. Maria di S. Eutizio, ceduta nel 1493 dai monaci alla Comunità di Campi, dopo che aveva assunto il titolo di S. Salvatore.

ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Chiesa esterno 1

L’analisi dell’impianto testimonia che la chiesa attuale era composta da due edifici: il più antico trecentesco, corrispondente alla navata sinistra, costruito sulla preesistente pieve fondata su un edificio romano di cui rimangono tracce nelle pietre di riuso con iscrizioni, ed uno successivo del XIV secolo, quando l’antica pieve fu affiancata sulla destra da un altro ambiente simmetrico.

Entrando in chiesa dall’accesso più antico di sinistra si passava sotto un maestoso arco ogivale decorato con affreschi datati al 1451; di fronte l’arcone, la navata sinistra ospitava una loggia costruita nel 1463, accessibile con una scala in pietra, decorata nel prospetto da una ricca e monumentale iconostasi trasversale. L’iconostasi era composta da tre archi poggianti su due colonne ottagone con capitelli a foglie d’acanto. Nella parte superiore, tra due cornici continue, si snodava il parapetto formato da una serie di archetti trilobi divisi da colonnine. Tutta la struttura era stata protetta da una centinatura in legno a seguito del terremoto del 1979.

ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Chiesa interno foto mosaico 2
ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Chiesa interno foto mosaico 3

L’interno della chiesa prima del crollo – Foto dal progetto curato dall’Istituto di Istruzione Superiore Classico e Artistico di Terni

Gli affreschi di San Salvatore: il ciclo dell’Iconostasi

Le pareti della Chiesa di San Salvatore costituivano una vera e propria antologia pittorica del territorio e con certezza una delle più rappresentative del Quattrocento nursino quale testimonianza importante dei vari passaggi culturali dell’epoca nell’Appennino. In particolare, l’iconostasi era stata innalzata per permettere ai fedeli di raggiungere il Crocifisso ligneo ritenuto miracoloso. Tale crocifisso era la meta principale dei pellegrini che giungevano alla chiesa. Originariamente era posto al centro della parete retrostante l’iconostasi, che chiudeva la chiesa trecentesca, e intorno, ad affresco, si svolgeva l’ambientazione tipica della crocifissione. La presenza di questo Crocifisso miracoloso spiega la ricchezza della decorazione pittorica e scultorea della chiesa e in particolare dell’iconostasi, realizzata nel 1463 ad opera dei pittori umbri Giovanni e Antonio Sparapane, Nicola da Siena e Domenico di Jacopo da Leonessa, artisti legati all’orizzonte della cultura figurativa umbra rinascimentale. Un’iscrizione, distribuita in tre righe, al sommo dell’arco centrale così testimonia: quisto laurero a pinto iohani de sparapane et antonio suo figliolu da norcia M CCC LXIIII

L’intervento pittorico da parte di Giovanni e Antonio Sparapane avvenne in due tempi: nel 1464 decorarono il fronte e nel 1493 il fianco destro, realizzato dopo l’apertura dell’arcata di collegamento con la navata destra, da poco costruita. Sul fronte nel parapetto, all’interno degli archetti, che sono sostenuti da colonnine tortili, dipinsero gli Apostoli con al centro la Madonna col Bambino, mentre sul lato corto i santi Gerolamo, Gregorio papa e sant’Agostino. Negli spazi inferiori, realizzarono l’Annunciazione, che si svolge ai due estremi, l’Angelo a sinistra e la Vergine annunciata a destra, mentre tra le arcate la Pietà, le Donne al sepolcro e la Resurrezione. A queste ultime lavorò anche Nicola da Siena, che lasciò la sua firma al disotto della Madonna in trono. Nella parte posteriore dell’iconostasi, affrescata da vari artisti, presso la scala vi era San Sebastiano, firmato da Giovanni Sparapane e, in alto, la grande lunetta con l’Incoronazione della Vergine, circondata da dieci angeli musicanti, dipinta dal figlio Antonio nel 1480.

Le pitture della zona inferiore dell`iconostasi, su le volticine le pareti dell’arco, sono tutte databili attorno al 1466. Vi lavorarono Nicola da Siena (firma e data erano sotto un frammento di Madonna in trono, a sinistra), uno Sparapane (S. Bernardino da Siena) e Domenico da Leonessa (cui si devono gli affreschi della volticina di destra con Angeli recanti i simboli della Passione e un Cristo della Messa di S. Gregorio, trafugato qualche decennio fa dopo il distacco).

Le porzioni di affreschi dell’iconostasi rimasti sono una testimonianza della valenza storica e artistica dell’antica chiesa oltre che della comunità di Campi di Norcia nei secoli passati e risulta quindi di primaria importanza e urgenza la loro ricomposizione.

I danni e lo stato di conservazione

La chiesa di San Salvatore in Campi a Norcia, già inagibile dopo le scosse dell’agosto 2016, ha subito ingenti crolli a seguito quelle del 26 e del 30 ottobre 2016.

La chiesa è stata oggetto di un progetto pilota frutto della collaborazione tra questo Ufficio e IsCR, SABAP Umbria, UCCR Umbria, (per maggiori approfondimenti visita il Sito predisposto dal MiBACT dedicato alla Chiesa di San Salvatore e la pagina de L’Umbria che Resiste dedicata alla frazione di Campi di Norcia, sul sito della SABAP Umbria) per la messa in sicurezza e per il recupero dei ricchi apparati decorativi con l’obiettivo di mettere a punto una metodologia idonea in relazione alla quantità e modalità di crolli estesi avvenuti durante questo sisma, con una mole di macerie impressionante, anche molto difficile da rimuovere, perché le poche murature rimaste in piedi degli edifici si appoggiavano ad esse.

Nel caso di San Salvatore, la sua particolare ubicazione isolata in una zona pianeggiante e aperta su un piazzale ai margini della viabilità ha favorito la rimozione e lo stoccaggio in situ dei materiali, secondo le modalità indicate nella “Direttiva per le procedure di rimozione e recupero delle macerie di beni tutelati e di edilizia storica” redatta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo del 12 settembre 2016 – Direzione Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

L’allestimento di una copertura in metallo da parte della Soprintendenza dell’Umbria ha scongiurato ulteriori danni dovuti alle intemperie e ha permesso la messa in sicurezza delle strutture residue e un’accurata cernita e recupero delle macerie e in particolare dei frammenti della preziosa iconostasi.

In corrispondenza di questa struttura a pontile, l’opera di messa in sicurezza, di fondamentale importanza al fine di preservare i frammenti di affresco ed i conci ancora presenti, è stata realizzata in due differenti fasi per permettere la rimozione delle macerie antistanti le centine lignee di sostegno esistenti. Gli interventi strutturali di messa in sicurezza hanno permesso, quindi, di rimuovere le macerie, recuperando quelle rilevanti dal punto di vista architettonico-artistico, e di preservare da ulteriori danneggiamenti ciò che è ancora in opera della Chiesa.

ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Dettaglio esterno4
ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Macerie 5

La copertura delle macerie e la loro selezione in cantiere a cura dell’IsCR e SABAP Umbria

Gli elementi incongrui (per lo più materiali provenienti dalla copertura, realizzata nel XX secolo) sono stati smaltiti, mentre sono state recuperate macerie di pregio, scolpite e/o dipinte, che sono state ricoverate presso alcuni ambienti del Deposito del Santo Chiodo (Spoleto – PG).

Le operazioni di pronto intervento e di restauro

Al fine di poter comprendere come e quanto poter ricomporre, secondo i moderni principi di restauro, dell’iconostasi, è stato effettuato il riordino dei bancali degli elementi lapidei (scolpiti e con presenza di lacerti di intonaco dipinto) riconducibili a questo elemento architettonico. Raccolti e sistemati per data di rinvenimento all’interno di uno stesso ambiente del deposito e divisi fra elementi lapidei del coronamento della balaustra del pontile ed elementi murari con parti affrescate, i bancali sono stati esaminati e riordinati secondo le aree di provenienza della chiesa.

Tutti i materiali di pregio afferenti al pontile e posti sui 85 bancali riordinati, catalogati e contrassegnati con una numerazione progressiva all’interno del deposito.

Un paziente lavoro di revisione, pulitura, consolidamento e ricollocazione su basi fotografiche, per il recupero dell’assetto architettonico dell’iconostasi e della sua decorazione pittorica e lapidea, ha permesso di ricostruire la struttura e ricomporre i frammenti pittorici. Oltre ai frammenti lapidei e dipinti recuperati durante le campagne in situ condotte nel 2017, consistenti in 533 blocchi dipinti o scolpiti raccolti in 77 bancali, più 68 cassette di minuti frammenti di intonaco dipinto, grazie alle operazioni condotte con il presente progetto nello spazio interno dell’iconostasi, sono stati recuperati un gran numero di blocchi di muratura con decorazioni dipinte, ordinati in altri 16 bancali, e 90 cassette di frammenti di colore, su cui si sono svolte con urgenza operazioni di messa in sicurezza per scongiurare ulteriori perdite di materiale e consentire il trasporto presso il deposito del Santo Chiodo di Spoleto. Su questi frammenti sono state quindi avviate le medesime operazioni previste da progetto per il restauro, il riconoscimento e la sistemazione ordinata di quanto rinvenuto, secondo la metodologia attuata sui frammenti recuperati nel 2017.

ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Frammenti 6
ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Dettaglio 8
ICONOSTASI CHIESA SAN SALVATORE IN CAMPI - Dettaglio 7

La ricomposizione dei frammenti all’interno del Deposito Santo Chiodo, Spoleto – SABAP Umbria

Le operazioni di studio, ricomposizione e restauro dell’Iconostasi – di cui si allega anche una scheda sintetica realizzata dall’Ufficio – sono state finanziate con le erogazioni liberali Art Bonus per il terremoto ed il relativo cofinanziamento statale.

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito specifico della Chiesa San Salvatore in Campi.