Riaprono al pubblico cinque siti archeologici in Abruzzo, tra questi la Necropoli picena di Campovalano a Campli (TE)

Tornano visitabili e accessibili al pubblico cinque noti siti archeologici abruzzesi, compresa la Necropoli picena di Campovalano i cui reperti – rinvenuti circa quaranta anni di ricerche; 610 sepolture dell’età del ferro e della Romanizzazione dal IX al III secolo a.C – sono ospitati presso il Museo archeologico nazionale di Campli, inaugurato nel 1989 e la cui collezione è oggetto oggi di recupero e restauro attraverso un intervento programmato da questo Ufficio e reso possibile grazie al sostegno dei fondi raccolti attraverso ART BONUS per il Terremoto.

L’intero sito della Necropoli di Campovalano – che sarà visitabile dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 15.30 – insiste su un area di un terrazzo fluviale compreso tra i corsi del torrente Misigliano (a nord) e Fiumicino (a sud), immerso nel verde, circondato da rilievi collinari e fossi, ed è solcato dalla “via sacra”, al tempo utilizzata come sede dei riti funebri. La strada attraversa il terreno oggetto di scavo dall’anno 1967.

Oltre alla necropoli picena, torna ad essere visitabile anche l’area archeologica del Municipium di Ivanum a Motenerodomo, tra le più importanti città romane d’Abruzzo; il noto sito di Alba Fucens, l’antica colonia latina fondata dai romani nel 303 a.C; il Parco archeologico del Santuario di Ercole Curino presso Sulmona, in località Badia collocato alle pendici del Monte Morrone, con la sua caratteristica struttura di santuario terrazzato di età ellenistica (IV-III secolo a.C.); il Parco Archeologico di Ocritum, i cui resti di edifici sacri e reperti ritrovati sono conservati presso il Centro di documentazione di Ocriticum oltre che al Museo archeologico di Chieti.

Nel post Covid ci sarà una vera e propria rivoluzione degli itinerari turistici” – spiega la Soprintendente ABAP Abruzzo, Rosaria Mencarelli – “Sopratutto per le aree interne, dove i beni culturlai per lungo tempo sono stati ai margini di flussi di percorrenza. E’ l’occasione per i centri minori della regione“- conclude la Soprintendente – “di giocare un ruolo diverso rivolgendosi ad un turismo di prossimità e ad un’utenza locale che consentirà il decongestionamento delle mete più frequentate.