Deposito Santo Chiodo: da 2019 gestione a Soprintendenza. Biganti: “ad oggi raccolti 6400 beni”

La funzionaria del MiBAC e Responsabile del Deposito del Santo Chiodo, Tiziana Biganti riassume il lavoro svolto dal Centro di Raccolta da lei diretto, posto alle porte di Spoleto.

Data:
19 Novembre 2018

Deposito Santo Chiodo: da 2019 gestione a Soprintendenza. Biganti: “ad oggi raccolti 6400 beni”

La funzionaria del MiBAC e Responsabile del Deposito del Santo ChiodoTiziana Biganti riassume il lavoro svolto dal Centro di Raccolta da lei diretto, posto alle porte di Spoleto. Nei circa 4000 metri quadrati del Deposito del Santo Chiodo, sono ospitate le opere d’arte salvate da chiese distrutte o danneggiate dal sisma del Centro Italia. Qui vengono custodite e restaurate i beni umbre – campane, arredi sacri, candelabri, tele, statue, crocifissi, porzioni di affreschi (e relativi frammenti) – colpiti dal tremendo terremoto del 2016: “Abbiamo lavorato per mesi, quasi 24 ore su 24 e raccolto ad oggi 6400 beni tra beni archeologici, storico-artistici e porzioni architettoniche. Ora stiamo completando l’inventario di questo patrimonio mai catalogato. Nessuno pensava a un risultato numerico e qualitativo così alto“.

Deposito-Santo-Chiodo-Spoleto-UmbriaIl deposito Santo Chiodo” – ricorda Biganti, ripercorrendo le vicende del Centro di Raccolta – “fu pensato dopo il terremoto del 1997. Reso disponibile nel 2008, è stato al centro di polemiche perché sembrava una cattedrale nel deserto. Tutto cambiò alla fine di agosto del 2016, dopo la prima scossa. Ci siamo subito mossi per recuperare le opere nelle chiese a rischio di crollo” – spiega la responsabile – “Erano per fortuna solo tre che vennero liberate prima che la scossa del 30 ottobre facesse crollare tutto. Abbiamo potuto agire subito perché esisteva non solo l’ Unità di Crisi ma anche il luogo dove portarle, mentre nelle altre regioni si sono individuate solo in un secondo momento le strutture di ricovero e questo ha impedito che si togliessero subito le opere dalle chiese“.

La fase emergenziale durerà fino a tutto il 2018, poi la gestione ordinaria del Centro di Raccolta passerà alla Soprintendenza per i Beni Archeologici Belle Arti e Paesaggio.

Ultimo aggiornamento

1 Luglio 2020, 11:17